Mozia, che in tempi recenti fu ribattezzata S. Pantaleo per via di una comunita' di monaci basiliani che vi dimoro' nel Medioevo, fu citta' potente e florida, importante centro commerciale che batte' moneta, e che accolse nel corso dei secoli anche genti di stirpe greca. Nota per la produzione di raffinata ceramica e di magnifici tessuti tinti con la porpora di particolari molluschi, Mozia fu oggetto di aspre rivalita' da parte delle colonie greche di Sicilia, e si doto' quindi, intorno alla meta' del VI secolo a.C., di un possente circuito murario, scandito da una serie di torri e di bastioni che circondavano per intero l'isola - sulla quale sorgeva la citta', nei pressi della costa marsalese - e si ergevano sulle rive del mare. Imponente, tra le massicce porte d'ingresso, era quella nord, una robusta struttura costituita da due torrioni avanzati, al cui interno si apriva una triplice serie di porte a due luci; la porta era poi collegata con la terraferma, e piu' precisamente con la localita' di Birgi, tramite una strada, del V secolo a.C., costruita praticamente in mare, lunga circa 1,7 km. e larga tanto da consentire il transito di due carri, della quale rimangono evidenti tracce appena sotto il livello delle acque. Altra importante porta urbica era quella sud, fiancheggiata da un canale, lungo il quale erano diverse banchine, che conduceva al "cothon", il porto artificiale - o meglio il bacino di carenaggio, di forma rettangolare, delle dimensioni di 50 m. x 37, nel quale venivano riparate le navi in avaria -, i cui margini erano disegnati da grossi blocchi di pietra di forma regolare; la struttura, che a parte l'impianto piu' grande di Cartagine, e' l'unica sinora individuata nel bacino occidentale del Mediterraneo, aveva funzioni sia militari, notevole era infatti la flotta da guerra della citta', sia commerciali.
|