A largo della costa Agrigentina, nelle acque territoriali piu' meridionali d'Italia, si trova l'arcipelago delle Pelagie, dal greco "pelagos" (mare), del quale fa parte Lampedusa, cosi' detta per le folgori e i bagliori che vi si osservano. Di natura calcarea, l'isola, che e' collegata alla Sicilia tramite un efficiente servizio di navi/traghetto da Porto Empedocle, oltre che dagli aerei dello scalo palermitano, appartiene alla piattaforma continentale africana. Paradiso selvaggio e incontaminato, Lampedusa presenta un perimetro costiero estremamente mosso e vario: alte pareti, ricche di grotte, che scendono ripide a picco sul mare a nord, dolci declivi e splendide spiagge a sud-est, dove piccole insenature sabbiose e suggestive cale - la Salina, la Guitgia e cala delle Palme - si susseguono continue. Ricchissime e rare la fauna marina e terrestre dell'isola, sulle cui spiagge le tartarughe marine depongono ancora le uova - per salvaguardare la bianchissima spiaggia dei Conigli, zona privilegiata di ovodeposizione, e per tutelare inoltre gli ultimi preziosi residui di macchia mediterranea e le stazioni di specie animali e vegetali in via d'estinzione, nel 1966 e' stata creata, infatti, una Riserva Naturale - mentre le foche monache si fermano sulle sue scogliere e i falchi della regina sostano sui picchi rocciosi. Lampedusa, abitata nei secoli da Fenici, Greci, Romani e Arabi, fu colonizzata da Ferdinando II di Borbone nel 1843, per poi divenire, fino al 1940, colonia di confinati; l'isola, la cui economia e' basata prevalentemente sull'agricoltura e sulla pesca, soprattutto di sgombri, ha conosciuto negli ultimi anni un notevole sviluppo turistico. Interessante, infine, il santuario della Madonna di Lampedusa, grazioso edificio bianco immerso tra le buganvillee, fondato forse al tempo delle Crociate.
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